domenica 6 marzo 2011

Non avevamo voglia di parlare


Non ci è successo nulla di che, solo non avevamo voglia di parlare.
Ci passerà, forse.
Ve lo faremo sapere.

martedì 25 maggio 2010

LA FRAGILITA' ASSICURA LA DURATA DELLE COSE


E' proprio così. Sono passati quasi 50 anni, eppure tutto è così intatto da intimorire anche chi non ci crede, che sia vero. Un ricordo flebile, seppur supportato da una serie infinita di documenti, lettere su carta fragilissima, quasi sbiadite, ma forti nel ricordo. Schizzi estemporanei trasferiti in ogni momento delle sue giornate su piccoli pezzi di carta presi quasi ovunque, parole lasciate, parole dedicate. Abbiamo raccolto tutto, letto tutto. E' quasi pronto, per Madoi e l' Oriente. Un nuovo Evento, per noi una Festa.

lunedì 3 maggio 2010

NUOVA DONAZIONE ALLA FIWM


Stiamo passando alla FIWM le 23 opere che compongono il progetto RECTO VERSO, titolo che identifica una delle ultime opere di Madoi, rimasta incompiuta. Il bozzetto originale, in gesso, e il suo corredo di disegni, schizzi e appunti - piccoli, preziosi, unici - è in fase di registrazione e la successiva donazione sarà effettiva nel prossimo mese. E' giusto così, perche' mai fosse rimasta fuori ancora non lo capiamo. Stiamo rimediando, anche ad altri grossi errori. Come dicevo nell' ultimo post, quando il male passa, la rabbia si sente a casa sua.

sabato 1 maggio 2010

NON HO PAROLE


Non ho parole, oggi non ho parole. Questa immagine, una scultura di Madoi, bellissima nel suo stupore/dolore forse parla per me. Ci riprenderemo, Madoi si riprenderà. Datemi un paio di giorni. Deve passare il male e lasciare posto alla rabbia.

domenica 25 aprile 2010

25 APRILE, 1975



35 anni fa. Giusto? Giusto. San Donato, ore 3 circa di un pomeriggio di sole. Piazza del Comune nuova di pacca. Inaugurazione. Festa della Resistenza. Un mare di gente, di Partigiani (ex) venuti da ogni dove. C' era anche Madoi, coinvolto suo malgrado in questa Festa perchè come Cardenio (suo nome de guerre), a neanche 20 anni, era sull' Appennino a combattere, a rischiare la vita e a uccidere. Gli hanno anche dato una medaglia, d' argento, con una lunga documentazione in cui venivano riportati i suoi atti eroici. Era solo un ragazzino, ma il diventare grandi in fretta allora era assolutamente necessario e così il suo innato senso di giustizia e il suo risicato limite alla calma e alla sopportazione per i soprusi indecenti di quegli anni l'hanno costretto a ciò che non avrebbe mai pensato di fare, di dover fare. Meno male che il riconoscimento, la medaglia, è arrivata dopo una ventina d' anni, non oso pensare cosa ne avrebbe fatto.


Comunque quel giorno era lì a San Donato e vi garantisco che non aveva assolutamente nulla da festeggiare. Stava morendo, aveva riversato tutte le sue quasi ultime energie in quel monumento in bronzo che ora stava lì, immenso, davanti a lui e a migliaia di altre persone: l' aveva fatto lui. Non un monumento alla Resistenza, ma alla Sofferenza. La sofferenza di Cardenio, la sofferenza di tutte le madri, la sofferenza di tutti i deboli e non tanto per i soprusi, le ingiustizie che avevano dovuto sopportare. Ma per la reazione, umana ed inevitabile, del dover violentare la propria natura e uccidere, per non essere ucciso, un figlio di un' altra madre, un marito di un ' altra moglie, forse già un padre di altri figli.


Comunque Madoi/Cardenio era lì e io non osavo guardare, non volevo guardare.


Discorsi, fanfare, applausi, corone (luttuosissime) di alloro e fiori rossi (rossi!) come un tragico memento di ciò che sarebbe avvenuto mesi dopo. E poi l' enorme drappo che viene tolto dalla statua. Ed eccolo lì, tutto raccolto lì, il pensiero, l' anima, la disperazione, la sofferenza di mio padre.


Non ci sono più tornata. Per più di trent' anni non ci sono tornata. Ne ho trovato il coraggio solo recentemente e avrei fatto meglio a non andare.

venerdì 23 aprile 2010

SETTEMBRE, 1975


Non so che giorno fosse, di quel Settembre. So quasi per certo che questa immagine fa parte dell' ultimo set fotografico di Madoi, per non so quale articolo in non so quale giornale. Da quel giorno in poi tutto è in un blurr di ricordi offuscati perchè è piu' o meno da quel giorno, da quel mese, che Madoi iniziò a non credere piu' che sarebbe sopravvissuto. Infatti andò proprio così, alcuni - pochi - mesi dopo. Perchè ne parlo adesso? Perchè interrompo la mia quasi vana questua alla ricerca delle opere perdute rivolta a collezionisti ignari, recalcitranti, ingenerosi e infedeli? Ciò che non posso io, dal mio fragile pulpito di figlia, potrà forse mio padre. Chi lo ha conosciuto sa di che parlo. Chi non lo ha mai incontrato chieda, se ne ha occasione, a chi ha vissuto questa esperienza.

giovedì 22 aprile 2010

HONG KONG, 1962



Ecco qui. Questo disegno ci è stato inviato da un gentile e sensibile collezionista. Bene, è un inizio. Di opere come questa, se i ricordi non ci tradiscono, Parma, specialmente Parma, dovrebbe essere piena. In quella Mostra da Camattini, proprio in quella città, ne sono stati esposti e, ci risulta, venduti, quasi un centinaio. I disegni che Madoi ha inviato alla Gazzetta per la pubblicazione a corredo degli articoli, forse sono altrettanti. Quindi attendiamo fiduciosi che i figli, o i nipoti, o le persone stesse che li hanno acquisiti ce ne diano notizia.


Pubblicheremo man mano le opere che ci verranno segnalate.